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domenica 9 marzo 2014

IL CONTO SALATO DELLE CENTRALI NUCLEARI FRANCESI

Grazie al referendum che ha chiuso, si spera definitivamente, la porta in faccia all'atomo, in Italia l'abbiamo proprio scampata bella. Senza pensare agli effetti che il “rinascimento nucleare" voluto dal governo Berlusconi avrebbe avuto sul nostro sistema elettrico in grave situazione di overcapacity, alle spese enormi per costruire le centrali, o a possibili incidenti, abbiamo infatti rischiato di ipotecare pesantemente il nostro futuro, trovandoci magari tra 30-40 anni obbligati a spendere altri miliardi, oltre che per eventuali decommissioning (stiamo ancora pagando per le centrali chiuse nell'87), anche per rimodernare o mantenere in funzione il parco dei reattori.

Lo mostra bene la situazione francese: un documento riservato di EDF, visto dal settimanale Le Journal du dimanche, quantificherebbe in circa 300 miliardi di euro gli investimenti necessari nei prossimi 50 anni se si volesse mantenere il parco nucleare ai livelli attuali. Lo scenario probabilmente non si verificherà grazie all'obiettivo francese di far scendere la quota dell'atomo nel mix elettrico dal 75 al 50%, ma i francesi dovranno comunque sborsare una cifra enorme: si parla di 200 miliardi da investire dal 2030 al 2067, cifra che potrebbe arrivare a 240 se si scegliesse di sostituire le centrali da pensionare con reattori di tipo EPR.
Anche senza guardare troppo in là, comunque, l'atomo costerà caro ai francesi. La scadenza dei 40 anni di vita per i 58 reattori nazionali è infatti alle porte: per circa due terzi arriverà entro il 2025.  Urge dunque una estensione della vita utile, con relativi investimenti in sicurezza. Prolungare da 40 a 50 anni la vita dei 58 reattori francesi, costerebbe dal 2015 al 2025 55 miliardi di euro, circa 1 miliardo a reattore, secondo quanto dichiarato dai vertici di EDF. Secondo uno studio di Wise-Paris (allegato in basso), commissionato da Greenpeace France, la spesa potrebbe però essere molto più alta: valutando i lavori necessari si parla di una forchetta che va da 2 a 4,5 miliardi a reattore.
Come fa notare il verde Denis Baupin, "il totale di 300 miliardi equivarrebbe al costo di uscire dal nucleare e rimpiazzarlo con le fonti rinnovabili. Bisogna uscire dal mito che il nucleare sia gratuito”. Insomma, invecchiando il nucleare costa e i paesi che vi hanno investito si trovano costretti a spendere moltissimo solo per garantire la sicurezza di impianti basati su una tecnologia obsoleta.
Un problema che nei prossimi anni in Europa si manifesterà pesantemente: come verificato da un report pubblicato da Greenpeace, su 151 reattori nucleari operativi in Europa (esclusa la Russia), 67 hanno più di trent’anni, 25 più di trentacinque e 7 di loro oltre quarant’anni. Il 44% dei reattori nucleari europei hanno oltre trent’anni, con un'età media di ventinove.
Viste le spese necessarie ad allungare la vita dei reattori, senza peraltro eliminare completamente rischi sanitari e ambientali potenzialmente connessi, chi ha investito in questa tecnologia farebbe meglio a mandare le centrali in pensione il più in fretta possibile, come ha deciso di fare la Germania? Quanto a noi, possiamo ringraziare il voto del referendum del 2011 che ha evitato che ci imbarcarcassimo per questa perigliosa impresa.

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